Per fare il vino, ci vuole la vite!

Vigneti Casa 40

Vigneti Casa 40

E’ tempo di vendemmia e trattori, macchine agricole e carri con il loro carico d’uva percorrono senza sosta le piccole stradine di campagna. Si lavora alacremente in vigneto ed in cantina, tutti a rimboccarsi le maniche nel periodo più intenso e vivace dell’anno. So che anche voi come me non avete resistito a rubare qualche acino tra i filari lungo le strade per saggiarne la bontà – come? nooo? Sono solo io quella che si ferma ai lati delle strade a prendere qualche chicco d’uva, fichi e more selvatiche?! Non ci credo! Comunque sia, questo è periodo di vendemmia non solo per le aziende vitivinicole, ma anche per il Centro Sperimentale Casa 40, dove i Vivai Cooperativi Rauscedo fanno ricerca e studi sul campo.

Vivaio di barbatelle a Casa 40

Vivaio di barbatelle a Casa 40

La leggenda narra che nel 1917, durante la prima guerra mondiale, un soldato di passaggio a Rauscedo insegnò ai contadini della zona a fare gli innesti e da quel giorno loro misero in pratica ed affinarono la tecnica fino alla nascita, nel 1930, dei Vivai Cooperativi Rauscedo, che oggi forniscono nel mondo 60 milioni di barbatelle (germogli di vite da mettere a dimora nel terreno, così come avviene per le altre specie di piante).  A prima vista, quello di Casa 40, sembra un vigneto come tutti gli altri, ma in realtà qui vengono coltivate 300 varietà di vite, e per ognuna delle quali 5 o 6 cloni diversi (simili ma non uguali, di differente selezione). L’attività di ricerca che qui viene svolta si sviluppa su diversi fronti, tutti volti a migliorare le prestazioni della vite, che poi ci donerà la poesia del vino. Studi che si protraggono ognuno per oltre dieci anni e che hanno il loro risultato in una selezione di viti che manifestano caratteristiche migliori alle precedenti rispetto per esempio alla resistenza alle malattie e alla quantità e qualità di produzione di uva.

Esempio di incrocio, la Palava

Esempio di incrocio, la Palava

E’ notizia recente che l’Università di Udine, in collaborazione con i Vivai Cooperativi Rauscedo, ha ottenuto buoni risultati nella ricerca sulle viti maggiormente resistenti alle malattie, cosa che influirebbe di molto sul minor uso di trattamenti nelle campagne e quindi la diretta conseguenza sarebbe una maggiore sostenibilità nel vigneto. Senza addentrarmi troppo nell’argomento, qual è la questione sulla quale soffermarsi a proposito? Che si tratterebbe dell’introduzione di una novità sul mercato, un vino nuovo prodotto da un’uva nuova che – anche se col suo bagaglio positivo – sarebbe difficile da commercializzare senza investimenti adeguati che possano sostenere la diffusione della sua conoscenza. Sempre complesso coniugare innovazione e realtà, la strada non è certo facile e veloce! Per capire meglio la questione, possiamo domandarci se – senza arte né parte – presso il nostro negozio di fiducia compreremmo per una cena tra amici il vino “Sogno d’estate” realizzato con uve Pippo bianco (non cercate né l’uno né l’altro…me le sono inventate sul momento!). Forse si, forse no, dipende dalla nostra individuale tendenza alla scoperta e al nostro grado di attaccamento all’abitudine. Certo che oggi già esistono incroci selezionati di uve, come quella nella foto: la Palava al centro è ottenuta grazie all’incrocio di Traminer (nella foto, sotto) e Muller Thurgau (nella foto, sopra) e si sta diffondendo bene in Repubblica Ceca e paesi dell’Est, paesi che quindi hanno una tradizione di viticoltura di qualità non certo comparabile con quella italiana e sono ancora nella fase di “sperimentazione”.

Microvinificazioni a Casa 40

Microvinificazioni a Casa 40

E’ interessante sapere che il Centro di Ricerca Casa 40 – che estende i suoi terreni tra il Meduna e il Tagliamento – non si arresta allo studio botanico, ma realizza anche le micro-vinificazioni delle uve coltivate, così che si possano confrontare i risultati anche nei vini. In questo caso, si tratta di risultati di base, secondo me difficili da interpretare, se non da un tecnico, se messi in relazione a quello che sarà poi la reale vita dei vigneti nel territorio in cui verranno messi a dimora dal vignaiolo e la sua vinificazione ad arte. Resta il fatto che il patrimonio di esperienza, di prove sul campo, studi e analisi che Rauscedo possiede è qualcosa di unico per il Friuli Venezia Giulia e per l’Italia.

Assaggio delle uve a Casa 40

Assaggio delle uve a Casa 40

Nella visita a Casa 40, organizzata dall’Ais di Pordenone (bravi e grazie mille!) e guidata dalla ricercatrice Elisa De Luca,  abbiamo avuto l’occasione di assaggiare tanti acini di uva di diverse varietà, dalla Palava al Manzoni, dal Grechetto al Assyrtiko, dalla Sultatina (si, proprio quella con cui si fa l’uva passa!) al Rkatsiteli (varietà della Georgia, culla della viticoltura) e poi di passare anche alla degustazione del vino prodotto con quelle uve, una bella esperienza in cui i neuroni si mettono in moto e ancora una volta il mondo del vino ti svela la sua ricchezza infinita, il suo essere ogni giorno segreto e scoperta, entusiasmo per la natura e, come in questo caso, anche scienza. La mia uva preferita? Senza dubbio l’Isabella, cioè l’uva fragola, che mi ha riportato alla mente il filare di vite nella vecchia casa di mio nonno ed i grappoli che in questo periodo dell’anno porgeva dalla sua grande mano alla mia piccola piccola. Innovazione e tradizione, memoria e futuro si intrecciano nel periodo della vendemmia, quando si guarda indietro a tutto il lavoro dell’anno per fare crescere al meglio la vite e l’uva e allo stesso tempo si guarda avanti, al vino che verrà e alle aspettative più belle. Godiamoci questo momento!

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 62 follower